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Le proposte della Commissione europea per la struttura del prossimo Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione (FP10), atteso dal 2028, stanno sollevando forti preoccupazioni tra gli esperti di politica scientifica. In particolare, la governance dello European Research Council (ERC) è al centro del dibattito per il rischio concreto di un’ingerenza istituzionale che potrebbe compromettere la sua autonomia scientifica.
Fondato nel 2007, l’ERC è considerato uno dei più efficaci strumenti europei a sostegno della ricerca di frontiera. Il suo approccio bottom-up, incentrato sulla libera iniziativa dei ricercatori, ha prodotto risultati d’eccellenza e rafforzato la leadership scientifica europea. Tuttavia, tra le novità introdotte dalla proposta della Commissione figura l’ipotesi di accorciare il mandato della presidenza, interpretata dagli osservatori come un tentativo di esercitare un controllo più diretto su un organismo che ha sempre operato in indipendenza operativa.
Parallelamente, la Commissione propone un aumento del bilancio dell’ERC, che rientrerebbe nei 175 miliardi di euro stimati per FP10. Tuttavia, secondo molti esperti, l’efficacia della spesa pubblica è più rilevante della sua entità: è necessario garantire un corretto allineamento tra le risorse allocate, gli obiettivi strategici e la capacità di misurarne l’impatto tramite indicatori chiari.
Preoccupa anche la proposta di una gestione congiunta del Pilastro 2 (dedicato alla ricerca collaborativa su sfide globali e competitività industriale) tra le direzioni generali Ricerca (DG RTD) e Crescita (DG Grow). Un assetto definito complesso e poco funzionale, che rischia di sacrificare la visione di lungo periodo della ricerca in favore di obiettivi industriali di breve termine.
Divergenze emergono anche sul futuro dello European Innovation Council (EIC): alcuni esperti propongono una sua evoluzione verso un modello simile all’agenzia ARPA statunitense, con missioni mirate. Altri sottolineano l’importanza di mantenere un approccio orientato alla scoperta simile a quello dell’ERC, per evitare sovrapposizioni e inefficienze.
Infine, l’inclusione di progetti dual-use (civili e militari) nel futuro FP10 genera opinioni contrastanti. Se da un lato si intravede un potenziale per rafforzare la sicurezza tecnologica, dall’altro si teme un’eccessiva militarizzazione dei programmi civili, in assenza di una governance robusta e di un ecosistema dell’innovazione realmente integrato.